L’Italia che dimentica se stessa: il caso Leonardo Gori

Perché ignoriamo i nostri autori e veneriamo quelli d’oltreoceano
C’era una volta un distinto signore ultraottantenne che, da quando aveva memoria, era abituato a leggere almeno quattro o cinque libri al mese tra classici e romanzi storici, non disdegnando tuttavia anche i crime. Per soddisfare questo appetito letterario si recava spesso in diverse librerie, indugiando fra i banchi riservati ai best seller e leggendovi con attenzione le quarte di copertina. Talvolta addirittura si spingeva a fotografarne la vetrina, ben attento a evitare l’occhio vigile dei librai.
Va detto che da oltre quindici anni aveva smesso di comprare libri cartacei, quindi usciva dopo queste lunghe soste senza aver acquistato nulla, malgrado i molti sguardi infastiditi. Il motivo di questo comportamento apparentemente strano è presto detto: la caccia si concretizzava successivamente con l’acquisto delle opere selezionate su Amazon o su una delle innumerevoli piattaforme online.
Piattaforme che esaminava attentamente anche nella parte dedicata alle classifiche dei libri più venduti, che spesso scorreva fino all’ottantesimo posto e oltre.
Fu così che, a uno degli ultimi posti di una lista quasi infinita, si imbatté in un titolo che gli suonò bene e lo inserì fra quelli da scaricare.
Quando cominciò a leggerlo si rese conto che, oltre a essere interessante e ben fatto, doveva far parte di una serie e decise di interromperne la lettura per cercare l’autore — Leonardo Gori — su Wikipedia: non solo un autore di crime, ma un narratore storico di rara precisione, un costruttore di atmosfere, un artigiano della memoria.
Ed è qui che il nostro lettore si rese conto che doveva esserci un gran problema nell’editoria italiana. O forse nei lettori italiani. Oppure negli italiani tout court.
Siamo un Paese che conosce a memoria la geografia del noir americano, ma ignora la propria. Un Paese che sa tutto dei detective d’oltreoceano, ma non riconosce i suoi.
Com’era possibile che un autore e un personaggio di quella portata non fossero ai primi posti di ogni classifica, non trionfassero nelle vetrine delle librerie, non avessero vinto alcuno Strega o Bancarella, e neppure primeggiassero negli ascolti come serie TV di successo?
La prima risposta che mi è venuta in mente è che il soggetto dell’intera serie è ambientato nel ventennio fascista — per carità, senza prendere posizioni favorevoli, semmai criticandone gli aspetti più negativi, pur descrivendone le complessità quotidiane — e che quindi in Italia è considerato peccato mortale qualsiasi riferimento al ventennio che non sia urlato e di pura e assoluta condanna.
Ma la storia — e lo dice un consumato lettore di romanzi storici — è complessità e anche quotidianità, una quotidianità vissuta che aiuta a comprendere i grandi eventi e le loro conseguenze sulla vita delle persone. Ne è testimone la grande serie storica di Colleen McCullough, che attraversa i duecento anni più delicati della storia romana fra guerre civili, caduta della Repubblica e instaurazione dell’Imperium.
Un altro motivo di questo ostracismo è che la gente sembra aver cancellato la moderna storia della nostra Italia, a favore di quella americana. Un eroe come il capitano Arcieri, che pure giganteggia nel confronto con i detective di Connelly, Grisham e Patterson, non può diventare di moda, così come le ambientazioni di Firenze, Roma e Milano interessano poco rispetto a quelle di Los Angeles, New York e Washington.
Tutto questo è un po’ sconfortante.
E allora la domanda torna, ostinata: perché un autore come Gori non è dove dovrebbe essere?
Forse perché racconta un’Italia che preferiamo non guardare. Forse perché restituisce al ventennio la sua complessità, senza caricature né semplificazioni. Forse perché Arcieri è un personaggio troppo vero per diventare un’icona da merchandising.
O forse — ed è la spiegazione più semplice — perché in Italia abbiamo smesso di credere ai nostri autori di genere. Preferiamo importare immaginari altrui, invece di riconoscere la ricchezza del nostro.
Ma ogni tanto accade un piccolo miracolo: un lettore curioso, un titolo trovato per caso, un libro che si apre… e un mondo che si rivela.
E allora capisci che Leonardo Gori non è un autore “di nicchia”. È un autore dimenticato da chi non avrebbe dovuto dimenticarlo.
E il capitano Arcieri non è un personaggio minore. È uno dei grandi protagonisti del crime europeo contemporaneo.
Forse è arrivato il momento di dirlo ad alta voce. E di restituire a Gori — e ad Arcieri — il posto che meritano nella nostra immaginazione collettiva.
Perché la letteratura, quando è buona, non ha bisogno di urlare: ha solo bisogno di essere letta.

