
Er partito islamico
A ‘n certo punto quelle che i profeti
da anni cassandravano a li sordi,
fra le fibule, i veli e i minareti,
s’avverarono e quegli ottusi tordi
che facevano conto fino a adesso
sul voto di quei poveri immigrati
(perchè Allah è grande, ma nissuno è fesso)
videro su le schede ben stampati
er simbolo ed il nome d’una lista
finora sconosciuta e inaspettata:
“Sharia Italiana” ed a quella vista,
letale come ‘na rivoltellata
ce restarono come don Farcuccio.
Er sorpasso ce fu ner ‘29,
e pe’ i compagni nun fu l’unico cruccio
perché se sul bagnato spesso piove
stavolta diluviava a goccioloni
quando fu chiaro che quer ber disegno
era da sempre in testa a li padroni
che, dopo averli illusi con il sogno
de falli governa’ dando mijoni,
avevano raggiunto l’obiettivo
de spigne quest’Europa nei buroni
(cassando un concorrente troppo attivo),
co’ l’ignoranza e la criminalità.
Pori compagni, soli, disperati,
squallido simbolo d’ogni povertà,
de ‘na congrega de diseredati,
senza ‘no straccio de finanziamento,
co’ la stampa che je remava contro,
senza un minimo appoggio in Parlamento.
Ma presto era in arrivo un nuovo scontro,
(qui si raccoglie ciò hai seminato)
pe’ colpa dei robot più intelligenti
ogni elettore fu disoccupato,
l’ex clandestini ancora più indigenti,
e la cittadinanza quasi tutta
disoccupata, senza fare niente,
viveva coi sussidi, era alla frutta.
In questo clima tormentato e vile
ogni gruppo se guardava l’interessi,
finché scoppiò ‘na guerra, ma civile:
grazie a la furbizia de quei fessi
finiti come i pifferi in montagna.
Chi ha bucato l’ombrello poi si bagna!


