Roma - Eur, Palazzo delle Fontane, Giugno 1997
La Mostra
Nel giugno 1997si tenne a Roma (EUR, Palazzo delle Fontane) Digipainting ‘97, la prima mostra-convegno internazionale sul Digitalismo cui intervennero, fra gli altri, Laurence Gartel, il massimo Digitalista statunitense (testimonial con le sue pitture di multinazionali come la Coca Cola, la Philip Morris e la Disney), la svizzera Dominique de Bardonnèche, il francese Gilles Tran e le californiane Cher Threinen Pendarvis e Diane Fenster, vincitrice di numerosi premi internazionali e collaboratrice di Adobe, Fractal Design, Metatools, che ricordarono il vivo interesse dimostrato dalle Gallerie Pubbliche Americane e dalle grandi Corporations per il movimento del Digitalismo.



Nelle foto: 1. la Giuria (al centro Mimmo Rotella ed Everardo Della Noce); 2 (a sinistra) Cher Pendarvis e Dominique De Bardonnèche
La genesi.
Da quando le tecnologie hanno fornito agli artisti mezzi soddisfacenti per creare e materializzare opere di qualità estetica paragonabile alle tele tradizionali, emersero specie negli Stati Uniti, numerose esperienze di artisti digitali di diverse scuole tendenze ed estrazioni. Molti musei e gallerie, fra cui il National Museum of American Art di Washington dedicarono al nuovo fenomeno mostre e laboratori, mentre in Florida il Museum of Modern Art di Fort Lauderdale organizzò una retrospettiva, dalle origini dell'Arte digitale alle più recenti tendenze.
Un gruppo emergente di pittori statunitensi, francesi ed italiani, in contatto continuo via Internet, nel tentativo di chiarire le problematiche aperte dalla pittura digitale, (che rischiavano di provocare una rivoluzione copernicana nel tradizionale approccio all'Arte sia da parte della struttura culturale che di quella commerciale) promulgò un "manifesto" sul Digitalismo che per il suo contenuto di rottura era certamente destinato a lasciare un segno nella storia dell'Arte contemporanea. I Digitalisti contestavano valori come l'unicità dell'opera d'Arte e la necessità della sua emanazione diretta dall'Autore, anzi dichiaravano che tali concetti non erano da intendersi come valori, bensì come barriere finalmente rimosse dalla tecnologia. Dichiaravano inoltre che, grazie alla potenza dei mezzi per la prima volta messi a disposizione dell'Artista, la tecnologia innescava un'azione sinergica con la creatività dell'Autore, divenendo fonte di una nuova estetica, complessa e riconoscibile. Tale "onnipotenza" rendeva possibile lo sviluppo di messaggi ricchi di contenuti e di simbologie, con il conseguente svilimento di quei lavori che si limitavano ad usare il digitale per produrre forme puramente estetiche o decorative, semplicemente imitando le tecniche tradizionali.
Il punto centrale della posizione polemica dei Digitalisti stava nell'affermazione che "il possesso di un'opera d'arte deve avere come fine il suo godimento e non il suo valore sul mercato". Tale concetto rivoluziona il mercato del collezionismo ed, abbassando i costi, democratizza l'arte, estendendone il possesso a fasce sociali che finora erano escluse dal circuito degli originali. Nell'arte digitale, infatti, ogni esemplare prodotto, su domanda, "è" l'originale, esattamente come avviene per un'edizione letteraria.
Questo fermento d'idee, unito al sacro fuoco per le infinite possibilità che la nuova tecnica lasciava intravedere, fu stimolo per gli artisti del gruppo, sparsi in America, Francia, Inghilterra, Svizzera, Germania, a riunirsi di persona, dopo il nutrito interscambio attraverso la Rete ed ad incontrarsi nel giugno '97 alla Mostra Convegno del Palazzo delle Fontane, alla quale intervennero in due giornate più di tremila visitatori.



