E' con una certa riluttanza che scrivo queste brevi note, ma credo che sia
inevitabile fornire una chiave di lettura a chi, magari apprezzandone la forma,
guarda perplesso ai contenuti dei miei dipinti .
Avverto che sarà poco più che una traccia,
perché sono convinto che ognuno, guardando un'immagine, debba vedervi
ciò che vuole e che sente: è riduttivo per l'autore parlare
delle sue intenzioni, essendo l'opera un connubio di razionalità ed
inconscio.
Bene, credo che i beni più importanti, i più interessanti, che
ci siano riservati siano la libertà e la curiosità, unite insieme.
La
conquista della libertà, piuttosto che del denaro o del potere, è
il sale della vita. La ricerca del potere è necessariamente connessa
alla limitazione delle libertà altrui.
Il grande sistema in cui viviamo, il "primo mondo" occidentale ci
sta inesorabilmente e paradossalmente portando ad un secondo medioevo, in
cui un sempre minor numero di grandi potentati si combatterà senza
tregua fino al tracollo, sulle spalle di una enorme, appiattita e sempre più
povera servitù della gleba, il fu ceto medio. Con buona pace della
libertà.
Il
modello occidentale, al suo crepuscolo, nacque con ambizioni libertarie, figlio
della stagione dei lumi. Purtroppo porta con sé dalla nascita i virus
che lo distruggeranno: la necessità dei consumi e la prepotenza della
finanza.
La necessità di stimolare i consumi ha innescato un meccanismo perverso
che impone di produrre sempre di più, a prezzi sempre più bassi,
sacrificando la qualità e producendo inevitabilmente disoccupazione,
danni all'ambiente ed abbassamento del livello culturale che viene spruzzato
su masse poco preparate, le quali recepiscono solo falsi ed irraggiungibili
modelli. Il lavoro dei singoli e delle piccole imprese
conta sempre meno, anche a causa dei grandi mezzi che sono necessari per produrre
e commercializzare a livello competitivo.
Progressivamente tutta la ricchezza si concentra nelle mani di pochi potentati
sopranazionali che grazie alle alchimie dell'alta finanza si contendono i
mercati, i governi, le magistrature.
Come nel 1789 e nel 1989 questo modello di sviluppo
crollerà quando l'infelicità della gente raggiungerà
il suo limite di intollerabilità. Nel frattempo saremo diventati
tutti più poveri, più ignoranti, più rozzi benché
muniti di telefonini e di televisorini tascabili zeppi di Pippi Baudi, Raffaelle
Carrà e sogni irrealizzabili.
E' in questo scenario, della cui concretezza sono profondamente convinto,
che si formano nella mia testa delle "visioni" che evocano attraverso
analogie, simboli ed intuizioni i fantasmi e i meccanismi che poi cerco di
fissare sul monitor del mio computer : l'angoscia dell'uomo
indotto ad essere prigioniero dei suoi falsi bisogni, condannato a diventare
sempre più un terminale delle teleciviltà nazional popolari
e sempre meno un io pensante critico, curioso di storia e di cultura; la battaglia
per il potere delle grandi lobbies multinazionali che conduce le classi medie
alla povertà e l'ambiente allo sfacelo; la inutile corsa suicida al
denaro, al potere, al sesso, ai consumi inutili; le religioni organizzate
sempre più integraliste, che in nome di priorità obsolete recano
sciagure ed infelicità alla vita di tutti i giorni della gente comune;
la nostra incosciente corsa ad un consumismo sempre più sfrenato mentre
incombe una realtà che non vogliamo vedere, quella di un terzo mondo
che, inquinato dal colonialismo, presto presenterà il conto.
Dopo
anni di fuga, spesi in attività "pratiche" certamente importanti
per tutti tranne che per me, ho finalmente trovato il tempo per scrivere e
disegnare ciò che sento e che credo di aver scoperto al termine di
tante e diverse esperienze.
Il mezzo estremamente tecnologico che ho scelto per esprimermi, e la cui profonda
conoscenza appartiene alla mia storia, non deve trarre in inganno: esso è
stato usato solo come "protesi" delle mie mani e della mia testa,
e mi ha consentito di esplorare possibilità altrimenti negate dalle
tecniche tradizionali, di realizzare strutture complesse un po' più
in fretta e, soprattutto, di vincere quel disordine manuale che in passato
mi ha allontanato da tele e pennelli e che sembra scomparire di fronte alla
afisicità del monitor.
L'interpretazione
dei miei temi la lascio a Voi. Prego solo di non essere liquidato come blasfemo:
il punto centrale non è se esista un principio creatore, ma se tale
entità abbia un rapporto gestionale col nostro mondo.
Il mio essere laico, tendenzialmente anticonsumista,
amante del lavoro dell'uomo e ossessionato dalla ricerca della libertà
non mi consente di essere tenero con quelle grandi truffe che sono le religioni
("Godland" ne è un esempio), le trame del potere e della
finanza e le mitologie diffuse dai mass-media. "Medusa", ad esempio,
mostra un Perseo in versione confindusmediobancale che pietrifica l'audience
manipolando i media. "Anime", invece, esprime ciò che io
penso che siamo: non è un messaggio di disperazione, piuttosto un invito
alla riflessione al fine di godere al meglio e per quanto possibile questo
fenomeno "elettrico" che è la vita, evitando di fondarla
- come ho cercato di esprimere ne "I Dannati" - sul possesso e sull'apparenza
piuttosto che sull'amore e sulla conoscenza.
Ancora
una parola sulla "mia" metafisica: il tentativo di certuni di spiegare
il trascendente imponendo regole e promettendo o addirittura descrivendo un
aldilà, mi fa venire in mente ciò che una formica o un batterio
più intelligente di altri farebbe se pretendesse di immaginare dall'interno
del suo formicaio il mondo degli uomini, spiegandone forma, passioni, intrighi,
motivazioni.
Il tentativo di accertare con logica umana una verità del tutto esterna
ed inarrivabile è tipico di una mentalità primitiva. La scienza
ci ha dimostrato che nulla è come appare: il sole non gira intorno
alla terra, gli oggetti non cadono perché sono pesanti, il cuore non
è il centro dell'amore. Eppure si continuano ad oggettivizzare funzioni
e fenomeni oggi come cinquemila anni fa: perché non arrendersi al fatto
che non possiamo neppure immaginare quale sia l'effettiva Verità e
che abbiamo la stessa possibilità di conoscerla di quella che un virus
del mio corpo avrebbe di incontrare me dopo la sua morte fisica!
Pensando che l'io pensante altro non sia che un firmware
che funziona fino a quando nell'hardware circolino elettroni, mi sono rassegnato
e vivo la mia vita cercando di trarne, per ogni stagione, il massimo della
serenità.
L'arte
(più quella altrui che la mia, è ovvio) mi è in questo
di grande aiuto.
Lorenzo Paolini, Roma, ottobre 1996